marianz ([info]marianz) wrote,
@ 2008-09-26 02:38:00
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Pezzi: Capitolo IV (Pensieri ubriachi, variazioni sul tema e digressioni)
[4] - 23.07.08, quaderno

Talmente tanto tempo che non scrivo... L'emozione di un nuovo quaderno, di centinaia di fogli bianchi da riempire, e l'alcol accumulato alle tre e passa di notte: questo ci voleva per farmi ricominciare? Sono sudato, per la troppa danza, e forse puzzo, chissà, non ho coscienza dei miei odori o non odori, come il protagonista del Profumo di Suskind potrei persino non avere odore mai, ma certo ho un fuoco dentro che non è solo quello etilico, è un fuoco che brucia tante cose insieme: tante voglie che insieme fanno legna alla stessa fiamma.
In questo periodo di silenzio tante cose, e nessuna, sono accadute. Nessun evento speciale, nessun incontro imprevisto, nessun fausto o infausto incidente ha radicalmente cambiato la mia vita. Resto allo stesso posto, con lo stesso lavoro, a dire le stesse frasi, con gli stessi dubbi, le stesse indecisioni. Un racconto per sommi capi di ciò che ero qualche mese fa non differirebbe poi troppo: anzi, in sostanza sarebbe lo stesso racconto, sempre la stessa storia immobile. Felicità a momenti e futuro incerto, ed è sempre così, sembra quasi una regola universale e sempre valida. La sceneggiatura non sembra cambiare, ma cambia la fotografia, i personaggi secondari, la scenografia sembra avere qualcosa di diverso nonostante l'apparente staticità. Soprattutto, ci sono nuove variazioni sul tema, e nuove digressioni.

Variazioni sul tema: cambiano le ragazze ma il risultato non cambia, come ci fosse la proprietà transitoria. Sulle relazioni umane e conoscenze di vario ordine e tipo, nessuna novità rilevante. La fatica interpersonale è sempre la stessa da 25 anni, e un superamento sembra così lontano. L'umore, poi, è sempre così variabile, dall'allegro ubriaco all'amarezza leopardiana tutte le tonalità sono possibili e raggingibili persino nel giro di pochi minuti. Solo con me stesso, come sempre, mi annoio, se non ho un libro da leggere magari, una ragazza per la quale mangiarmi il cervello, una musica da ballare scoordinato o da urlare fino a esaurire i polmoni. Insomma, sono sempre io, né più né meno, inutile sperare in qualcosa di diverso. Aspettando la cryptonite, non sono ancora Clark Kent che si trasforma in Superman; che poi vabbè, in questo caso era il contrario, si sa (cfr Kill Bill vol. 2), è Superman che veste i panni degradanti di Clark Kent. Quello che sia: sono sempre lontano da entrambi. Vivo la mia vita parigina in piena precarietà, senza alcun programma futuro, pur immaginandone tanti. Super-dottore, super-tramp, apprendista editore o apprendista stregone, cosa cambia poi, non c'è un ruolo per me nel cast dei vincenti, magari tra i beautiful losers, ammesso che ci si sia qualcosa di beautiful qua, nei miei giorni, nella mia vita così anonima.
La maggior digressione che invece ho programmato in questa vita così priva di trama sono stati in giorni in Marocco, apoteosi di quel fenomeno tutto contemporaneo chiamato turismo; di questi giorni dirò brevemente, e molto citando, in altra sede, in altro momento. Certo che queste re da turista non hanno cambiato nulla in me, nessuna esperienza di vita mi ha riconsegnato diverso, nuovo, al nostro vecchio (e da me tanto amato) Occidente. Troppo poco tempo, certo. E troppi tentativi di fottermi soldi. Ne esco più scettico di prima, neanche avessi preso in subaffitto la botte di Diogene. Ma il gusto del viaggio resta forte, e la voglia di spostarmi verso altri posti, questa insaziabile fame di nuovi luoghi da vedere, resta. Anche la più nouva digressione in fondo, rinvia a vecchi bisogni.

Il vecchio e il nuovo, alla fine, sono facce di una stessa medaglia falsa. Dove la falsità è inevitabile, è dentro le cose addirittura: passato e futuro sono così vicini tra di loro, il presente c'è ma cambia in ogni frangente, ed è subito superato, non esiste quasi che come passato, ed è dunque inutile. Forse sono solo pensieri sbronzi, ma vale la pena di farli, di metterli nero su bianco. Quanta istintiva gioia ogni volta che un pensiero fluisce, straripa magari, buono o cattivo che sia, e lo incalanaliamo entro gli argini di questi fogli bianchi. Scrivere è l'unica vera soddisfazione che il mondo può ancora darmi, dopo che la natura mi fece così come sono: psicologicamente, molto fragile.
Parlando di ciò che è passato, e talvolta resta come presente, il futuro sembra chiamarci per cercare una propria dignità, magari attraverso le quali possa persino condizionarci. Ho tanti futuri davanti a me. Infiniti, forse. Ce ne sarà uno che mi soddisfi? Forse il mio miglior futuro devo ancora costruirlo a partire da un presente migliore. Anno dopo anno, questo futuro migliore resta tale, per ora, e non diventa mai presente. Quasi mi converto anch'io a irrazionali credenze escatologiche.
Solo i sogni continuano a darmi soddisfazione, e nemmeno sempre...



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