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  <title>Life and opinions of Marianz</title>
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  <description>Life and opinions of Marianz - LiveJournal.com</description>
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    <title>Life and opinions of Marianz</title>
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  <pubDate>Thu, 29 Oct 2009 22:16:13 GMT</pubDate>
  <title>Frammenti</title>
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  <description>La sensazione che qualcosa di irreparabile stia per accadere getta in un&apos;ansia che &amp;egrave; un&apos;inedita manifestazione di vecchi fantasmi.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il pensiero &amp;egrave; solo un disturbo della personalit&amp;agrave;. Un sentimento represso o inespresso &amp;egrave; sintomo di devianza?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L&apos;abuso di Radiohead, se fatto in uno stato di confusione esistenziale, nuoce gravemente alla salute psicologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pesce non sa che cosa sia l&apos;acqua: quando lo scopre, &amp;egrave; il momento che precede la sua fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il passato mancato e il futuro agognato sono bagagli pesanti da trasportare, il loro peso sfonda le valigie del mio presente. Bisogna alleggerire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Novembre &amp;egrave; il mese dei morti. Verso la fine del mese c&apos;&amp;egrave; il mio compleanno. Qualcosa in me deve morire se voglio vivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Adda pass&amp;agrave; a nuttata.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;</description>
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  <lj:music>Radiohead: Fake plastic trees</lj:music>
  <media:title type="plain">Radiohead: Fake plastic trees</media:title>
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  <pubDate>Thu, 10 Sep 2009 22:26:25 GMT</pubDate>
  <title>Una lettera abortita</title>
  <link>http://marianz.livejournal.com/29432.html</link>
  <description>Cara,&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; non ti capita mai di ritrovarti a mezzanotte, e ti senti completamente solo, demotivato, angosciato, e vorresti chiamare qualcuno, non per forza per dirglielo, anche solo per scambiare due parole sul nulla, a dire cazzate, per allontanare i fantasmi? E tutto senza un reale motivo, senza che siano successe cose drammatiche, senza che vi siano reali casini, reali problemi irrisolvibili; solo, le gioie di base ti sembrano cos&amp;igrave; dannatamente difficili da avere, e ti chiedi che cosa ti manca, cammini per la strada e vedi la maggior parte della gente felice, persone a braccetto, persone che si scambiano baci, persone che parlano tra loro con animazione, persone che sorridono, e tu passi la maggior parte delle tue giornate da solo a casa. E cammini silenzioso spiando talvolta dentro le finestre di gente normale, che magari avranno anche le loro preoccupazioni, ma a cui magari non &amp;egrave; mai venuto in mente di dover guardare dentro le case altrui per sorprendere che cosa sia la normalit&amp;agrave;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; E&apos; come se fossi mutilato socialmente, sentimentalmente, come se avessi un handicap in partenza, che ti porti dietro da chiss&amp;agrave; quanto tempo. Ti distrai un po&apos; entrando in un cinema, poi ne esci, fai una camminata verso casa, pensi ai modi per uscirne e sai gi&amp;agrave; che il fatto stesso di pensarci non &amp;egrave; proprio un buon modo per uscirne. Se tutto fosse pi&amp;ugrave; naturale. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Poi pensi ai tuoi anni, sei giovane ma ti senti vecchio, ti senti dentro la parua che il futuro non ti riserver&amp;agrave; pi&amp;ugrave; sorprese, e del resto anche il passato ne &amp;egrave; stato avaro. Potresti mollare tutto, partire, vagabondare? Ne avresti il coraggio? Probabilmente no; e poi a che pro portare altrove questa angoscia? &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Sempre le stesse domande, sono sempre le stesse sensazioni, che ciclicamente tornano. &lt;br /&gt; E mentre ti scrivo, mi rendo persino conto che &amp;egrave; inutile mandarti questa lettera. Avrai gi&amp;agrave; il tuo caos. Non te la mander&amp;ograve;, e non sapr&amp;ograve; mai se &amp;egrave; un atto mancato di coraggio, oppure la cosa giusta da fare, risparmiare i piagnistei, mandare tutto gi&amp;ugrave;, lottare da solo contro i miei mostri, e poi mettere ordine, cercare di andare a letto, cancellare tutto con qualche sogno magari porno, poi risvegliarsi per scoprire se sono ancora l&amp;igrave;, farsi coraggio e vedere cosa succede.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Un abbraccio</description>
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  <category>malumore</category>
  <lj:music>A Toys Orchestra: Panic attack #1</lj:music>
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  <pubDate>Tue, 28 Apr 2009 00:03:49 GMT</pubDate>
  <title>Flightless birds never will come back, will they?</title>
  <link>http://marianz.livejournal.com/28974.html</link>
  <description>26/04&lt;br /&gt;Allora. Dostoevskij e Woody Allen, santi protettori dei casi umani e dei labirinti cerebrali, sarebbero fieri di me, o di quanto potrebbero trarre da me per le loro storie. C&apos;&amp;egrave; qualcosa che per&amp;ograve; anche a loro sfugge: Allan Felix alla fine, sebbeno spinto da Bogart, il bacio lo d&amp;agrave;; Raskolnikov, invece, uccide la vecchia, che sar&amp;agrave; pure un atto commendabile, ma &amp;egrave; pur sempre passare dalla teoria all&apos;atto, dalla sega mentale al tentativo reale. Io no. E tuttavia c&apos;&amp;egrave; una sorta di ambiguit&amp;agrave;, come tra la tristezza e la felicit&amp;agrave;, dove la felicit&amp;agrave; &amp;egrave; per quel poco che c&apos;&amp;egrave; stato, quella scintilla che ti scalda e ti ricorda che sei vivo; la tristezza, invece, &amp;egrave; per quello che non c&apos;&amp;egrave; stato, per la consapevolezza (o auto-convinzione) che nulla avrebbe potuto esserci, e la certezza che quel viso non mi sar&amp;agrave; pi&amp;ugrave; attorno (nemmeno vicino: solo attorno).&lt;br /&gt;A cosa serve che la scintilla si accenda se da quel fuoco mi lascio bruciare dentro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo incendio me lo sono cercato stavolta e l&apos;ho l&apos;ho lasciato sfogare con indulgenza, con compiacenza. Dopo due anni mi ritrovo a immaginare poesie, cercando rime in idiomi stranieri, ma stavolta non c&apos;&amp;egrave; possibilit&amp;agrave; di scriverle, certo non di recapitarle. &lt;br /&gt;Le cose in comune stavolta erano davvero 4850, e gli occhi da orientale raccontavano emozioni. C&apos;&amp;egrave; una cosa per&amp;ograve; che non &amp;egrave; mai in comune, una cosa che mi blocca sempre alla partenza, lasciandomi immobile. &lt;br /&gt;Hai voglia poi a immaginare una poesia su uccelli di inchiostro che non possono volare, quando la tua verit&amp;agrave; &amp;egrave; diversa, sono quelle fottute ali da gigante che ti impediscono di camminare, o forse solo semplicemente i piedi per terra, e qualcosa di indefinito ma pesante sulla testa, che ti impedisce sia di camminare, sia di volare, e anche di essere solo inchiostro sulla pelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28/04&lt;br /&gt;E adesso che cazzo succede? La pioggia del mese pi&amp;ugrave; crudele ha spento l&apos;incendio forse, o forse le ceneri devono ancora raffreddarsi del tutto. Non riesco n&amp;eacute; a gestire n&amp;eacute; a liberarmi delle mie emozioni, n&amp;eacute; a capirne la portata. Il flusso mi trascina con s&amp;eacute; senza farmi capire.&lt;br /&gt;Love, and death. Passare da quell&apos;ovale un poco pallido, e quelle labbra grandi che erano un&apos;oasi rossa in piena luna, a un sentimento pi&amp;ugrave; forte, e contrario, che ti stringe lo stomaco e ti ritrova un dolore salato negli occhi. Fuori dalla chiesa, e poi dopo, al cimitero dove avrei dovuto andare il giorno prima, con lei, a portare in giro allegro stupore, mi sono visto rigare il solco delle guancie da maltrattenute lacrime. La sofferenza di un amico &amp;egrave; contagiosa, come l&apos;allegria.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ma perch&amp;eacute; l&apos;amore non pu&amp;ograve; essere empatico come il dolore?</description>
  <comments>http://marianz.livejournal.com/28974.html</comments>
  <lj:music>Iron And Wine: Flightless bird, american mouth</lj:music>
  <media:title type="plain">Iron And Wine: Flightless bird, american mouth</media:title>
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  <pubDate>Mon, 13 Apr 2009 10:51:25 GMT</pubDate>
  <title>Retrospettivo (Primo Gennaio con la Bestia)</title>
  <link>http://marianz.livejournal.com/28739.html</link>
  <description>Recupero uno scritto dellla notte tra il 31 Dicembre e il Primo Gennaio. Forse non dovrei (&amp;egrave; il tipo di scritto che sarebbe meglio nascondere o gettare), ma in fondo anche questo sono io. Sincerit&amp;agrave;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1/1/09&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Bestia &amp;egrave; tornata, appena prima dello scoccare della mezzanotte. E&apos; tornata, in modo eclatante come suo solito, col suo solito modo di farmi fare. E cos&amp;igrave; adesso, primo gennaio da meno di un&apos;ora, mi ritrovo da solo, al freddo, a scrivere. L&apos;ho sempre deto che il 2009 sarebbe stato l&apos;anno della scrittura, l&apos;unica passione che mi resta da sempre. Il 2008 lo iniziai a Bucarest, tra bugie profumate di sogno (dissi che di mestiere ero scrittore) e pensieri suicidi. Il 2009 lo comincio con la Bestia, dopo aver abbandonato il mio appartamento, aver lasciato tutti quegli estranei a casa mia, per restare solo con Lei, per farla sfogare, per sentirmi paranoicamente, per una volta, al centro dell&apos;attenzione, un&apos;attenzione cosmica, universale, di Natura, che fa di me una vittima, La vittima, l&apos;amante della Bestia. Autoesclusione volontaria e furtiva, non sar&amp;agrave; cos&amp;igrave; in fondo che agisco sempre? E non sono un poeta pazzo, non sono un Dino Campana girovago perduto n&amp;eacute; un altero Nietzsche. Non sono niente. Sono l&apos;impiegato del &lt;em&gt;Cappotto&lt;/em&gt;. Sono l&apos;esasperazione dei testi degli Smiths.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E&apos; l&apos;euforia degli altri che mi d&amp;agrave; fastidio? Sono cos&amp;igrave; gretto da voler tutti al mio grado di anonimit&amp;agrave;? Cos&apos;&amp;egrave;: invidia, gelosia, misantropia, cattiveria? Perch&amp;eacute; sono cos&amp;igrave; acido, cos&amp;igrave; disperatamente privo di savoir-vivre in societ&amp;agrave;?&lt;br /&gt;Quando d&apos;un colpo senti la totale estraneit&amp;agrave; di ci&amp;ograve; che ti circonda, e sei solo uno straniero senza gioia; quando i racconti degli altri parlano di quello che non sei, non sarai, non sarai mai stato, e tutto &amp;egrave; allegria senza senso; quando sai che &amp;egrave; inutile far finta, che sei sempre solo, e che non cambier&amp;agrave; mai. IN quel momento la Bestia viene e mi prende a braccetto, mi consola, mi fa sentire considerato: dal Mondo che ha scelto di escludermi. &lt;br /&gt;L&apos;anno inizia allora con una disperata conferma, mentre vago per le fredde strade del quartiere a spiare un po&apos; di spensieratezza altrui, e questo non mi pu&amp;ograve; riscaldare, il suo tepore non mi raggiunge, nemmeno mi sfiora. La Bestia mi ha convinto che solo Lei pu&amp;ograve; stare con una persona brutta come me. La Bestia &amp;egrave; ancora legata a me e non posso evitare i suoi ritorni. La Bestia si fa beffe dei miei sforzi e mi ricorda che niente &amp;egrave; cambiato, e niente cambier&amp;agrave;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo capodanni passati, chiuso in stanza, lontano dall&apos;allegria dei parenti, chiedendomi dove fossero i miei amici, e se ne avessi. Capodanni alla tastiera, a scrivere di un malessere che torna a torturarmi quando vuole. Ed ora che son pi&amp;ugrave; vecchio, ora che son pi&amp;ugrave; acido, maturato cos&amp;igrave; in fretta da essere gi&amp;agrave; quasi marcito: adesso cosa &amp;egrave; cambiato? Son qui, sul Canal Saint Martin, a gelare, a vedere estranei danzare in un locale dietro di me cos&amp;igrave; come altri estranei forse danzano a casa mia: e nessuno per levarmi questa pena di dosso, solo la Bestia con me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi seguiranno le solite domande: cosa hai fatto, con chi eri, buon anno nuovo. Ogni anno la solita merda: omert&amp;agrave;, illogiche fughe, e la Bestia che mi guarda dallo specchio.&lt;br /&gt;Nemmeno una leggera illusione, un tepore sottile che dia l&apos;impressione di qualcosa che in fondo non c&apos;&amp;egrave;: solo la consapevolezza terribile di questo destino assurdo mi perseguita e lo far&amp;agrave; sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L&apos;anno nuovo inizia con la stanchezza e coi cattivi segnali. Con la penna in mano e &apos;o friddo n&apos;cuollo. Sar&amp;agrave; l&apos;ultimo di questi merdosi anni Zero. Sar&amp;agrave; un altro anno di merda. Poi, forse, arriver&amp;agrave; il futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
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  <pubDate>Mon, 13 Apr 2009 10:10:46 GMT</pubDate>
  <title>About trying to escape from a dead-end</title>
  <link>http://marianz.livejournal.com/28439.html</link>
  <description>Ricominciare a scrivere, dopo mesi, come se fosse normale, come dopo un&apos;astinenza, una delle tante, a cui ero meno abituato, come se ci fosse qualcosa di importante da raccontare, o qualcosa di nuovo, ripartire da quella schermata bianca e riempirla di punti neri, &amp;egrave; necessario forse? &lt;br /&gt;Le mie sensazioni, le mie impressioni, sono rimaste a mezz&apos;aria, perdute in qualche sbronza, scordate in qualche letto improvvisato in cui mi sono rialzato vestito, le mie emozioni sono state soppresse dallo scorrere dei giorni, plur&amp;igrave;toni, in bilico tra tristezza cosciente e felicit&amp;agrave; inconsciente. Delle mie esperienze restano foto fluttuanti, ricordi che iniziano a cancellarsi, una frustrazione solita, temperata da corse impazzite verso una giovane gioia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poco o nulla rester&amp;agrave;, solo un mucchio di polvere sulle nostre fotografie, su questi anni di vino e incontri, sulla nostra generazione babelica che costruisce la sua torre verso il cielo con le poche forze che ha a disposizione. &lt;br /&gt;Per questo forse &amp;egrave; necessario ricominciare. Perch&amp;eacute; non ha senso, ma lo puoi fissare, modellare, ricreare, condividerlo. Anche se a nessuno poi importa per davvero. Non puoi mettere tutto quello che hai vissuto dentro le parole, ma puoi dare una vita propria a quelle parole, e quelle parole sei tu, o almeno un&apos;altra parte del tuo complicatissimo Io. Io che corro all&apos;impazzata da un paese straniero all&apos;altro con uno zaino sgarrupato e un biglietto da un euro, Io che bevo e strabevo e do sfogo alla mia rabbia amara contro un incolpevole amico, Io che rido e parlo in quattro lingue diverse con spagnoli messicani irlandesi inglesi americani canadesi francesi italiani, Io che ci provo o che non riesco nemmeno a provarci, Io con le mie valigie e qualche affare da spostare da una casa all&apos;altra, Io che mi arrabbio e litigo con i miei capi, Io che non ho ancora capito cosa ci faccio qui, Io che continuo ad avere idee per romanzi e racconti e poi non scrivo una riga, Io che non credo in me stesso, Io che faccio l&apos;arrogante, Io che mando musica per un programma radio, Io in cucina, Io che decido che non voglio pi&amp;ugrave; lavorare, Io che mi convinco di essere uscito da una canzone di Morrissey, Io che mi guardo allo specchio e non trovo pi&amp;ugrave; me stesso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dovrei recuperare i pezzi andati sparsi chiss&amp;agrave; dove, tutte quelle scritte a matita che sono scomparse su fuggevoli fogli in questo lungo periodo di vuoto, quelle cose che magari ho solo pensato di voler scrivere e poi non ho fatto, rimettere tutto insieme, e magari mescolare tutto, imbrogliare le carte, e capire se tutto ci&amp;ograve; ha un senso, e quale. Riempire un foglio gigante di minuscola scrittura da adolescente, per trovarvi dentro quel vuoto che conosco gi&amp;agrave;, avere la conferma di quella mancanza. O forse solo per avere qualcosa in cui specchiarmi, guardare dentro e trovarvi l&apos;abisso pi&amp;ugrave; profondo e la superficie pi&amp;ugrave; piatta, allo stesso tempo. O, ancora, per avere qualcosa di cui essere timidamente fiero, da mostrare con un po&apos; di vergogna, ma senza pi&amp;ugrave; nasconderlo, e dire al mondo che qualcosa, forse, lo so fare pure io, che esisto, anche se poi il mondo non ascolter&amp;agrave;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile fermare tutto questo, un flusso di emozioni e concetti e ricordi che ritornano ed esplodono in ogni direzione, come da un vaso di Pandora spericolatamente scoperchiato, ben conoscendo il rischio. Ben sapendo che avevo sepolto tutto, di proposito oppure no?, forse solo per non rendermi conto di qualcosa, o fingere di non farlo. E ci sono tanti modi di barare, con te stesso, con la vita, con le parole, che poi &amp;egrave; anche pi&amp;ugrave; facile. Tutti i nostri miti hanno barato; tutti i vostri d&amp;egrave;i barano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono un bravo allievo. Accatasto i concetti senza ordine n&amp;eacute; logica, come in un collage. Vorrei potervi attaccare anche scontrini, biglietti, bottiglie. Ogni libro dovrebbe avere una bottiglia in allegato. &lt;br /&gt;Nel crack di cui &amp;egrave; stato recentemente protagonista il mio computer, ho perduto molti documenti, soprattutto di testo. Vecchi articoli di blog editi o mai pubblicati, la tesi, gli articoli pubblicati o non pubblicati ancora sulle riviste, un racconto compiuto e qualche larva di racconto, link, citazioni raccolte qua e l&amp;agrave;. Avevo un file di testo occupato interamente da una citazione di Coe, e l&apos;ho perso. Ma la citazione l&apos;avevo gi&amp;agrave; pubblicata in questo blog, e posso finalmente ritrovarla, ricopiarla, ripetermela, facendomi del male e spronandomi allo stesso tempo; ci ho pensato molto in questo periodo, e finalmente posso rileggerla:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&amp;quot;Sarebbe da stupidi, non credi, passare una vita intera a desiderare qualcosa senza mai agire?&amp;quot;&lt;br /&gt;&amp;quot;Sono sicura che capita&amp;quot;&lt;br /&gt;&amp;quot;S&amp;igrave;. Ne sono sicuro anch&apos;io&amp;quot;.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E agire a volte &amp;egrave; cos&amp;igrave; fottutamente difficile. Proviamoci per&amp;ograve;.</description>
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  <pubDate>Thu, 16 Oct 2008 22:55:32 GMT</pubDate>
  <title>Napoli</title>
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  <description>Era un&apos;estate di quelle dei primi anni &apos;90. Io ero piccolo, non ricordo quanti anni avr&amp;ograve; avuto. Mio nonno era ancora vivo. Avevamo affittato una casa di villeggiatura a Mondragone, insieme alla sorella di mio padre, suo marito, e appunto mio nonno. Mia madre era cos&amp;igrave; giovane che leggeva Cio&amp;egrave;, se qualcuno se lo ricorda ancora. Mi mandava nell&apos;edicola di fronte a casa a comprare gli Harmony e giornali di enigmistica, che per&amp;ograve; erano soprattutto per me. Avevamo ancora Cucciolo, il cane maltese della mia infanzia, capace di sbafarsi in cinque secondi una coppetta di gelato alla cassata, lasciando intatti tutti i canditi. Sulle spiagge ci trovavi ancora videogiochi come Street Fighter, o imitazioni, le macchine a gettone con quelle gomme rotonde e coloratissime, e i jukebox.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La villeggiatura, in famiglia, era tradizionalmente fatta nel casertano. La nostra unica villeggiatura fu appunto a Mondragone; ma nelle estati precedenti, e quelle seguenti, spesso andavamo nei weekend a Castelvolturno, dalla zia di mio padre, che affittava un villino a due piani che a noi, bambini, sembrava gigantesco, con quei soffitti altissimi, le ragnatele giganti negli angoli, e i ragni di dimensioni conseguenti, la terrazza e il giardino dove correvamo facendo giochi che ora non ricordo nemmeno pi&amp;ugrave;. Mia zia affittava ogni anno l&apos;ombrellone al Lido Scalzone, sempre lo stesso. L&apos;acqua era sporca, e dopo pranzo dovevamo sempre aspettare le quattro prima di poterci rituffare. Ricordo giornate in bicicletta con mio cugino, io seduto dietro sul portapacchi, scorrazzando tra la spazzatura della citt&amp;agrave; alla ricerca delle lattine di Coca-Cola con le bandiere delle squadre partecipanti ai mondiali. Ora ricordo anche l&apos;anno: il 1994. Sulla spiaggia i jukebox trasmettevano &lt;em&gt;Non amarmi&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Zombie&lt;/em&gt; dei Cranberries, &lt;em&gt;Quattro amici&lt;/em&gt;, quel pezzone disco-country tamarissimo &lt;em&gt;qualcosa-Joe&lt;/em&gt;, e, per mezzo di una mia monetina, &lt;em&gt;Gira la palla&lt;/em&gt; di Felice Caccamo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho un vago ricordo anche di altri amici dei miei, che invece avevano la casa di villeggiatura a Baia Verde, o Baia Domizia, non ricordo bene. Non troppo lontano, insomma. Gi&amp;agrave; allora la strada chiamata Domiziana aveva una certa reputazione, e ne sentivo parlare in modo quasi censorio; non dovevo sentirne troppo. Zona di prostituzione forse, roba troppo forte per le mie orecchie di bimbo. Era agosto, io facevo domande sulle stelle cadenti sperando di vederne una, per chiss&amp;agrave; mai cosa chiedere poi, non mi pare ci fosse gi&amp;agrave; una ragazzina all&apos;epoca nei miei pensieri. C&apos;era il Napoli all televisione, in qualche torneo estivo, con la Juve o il Milan di mezzo. Forse gi&amp;agrave; si parlava di trasferirci al nord. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una sera, quando eravamo di villeggiatura a Mondragone, passammo accanto ad un uomo morto per strada, e la polizia attorno. Mia madre, come sempre in queste situazioni, penso mi disse di non guardare. Ricordo che il telelgiornale diede la notizia il giorno dopo, un po&apos; di sfuggita, parlando di motociclista ucciso da una pallottola vagante. Ricordo benissimo l&apos;espressione &lt;em&gt;pallottola vagante&lt;/em&gt;, testualmente, per il gioco di parole subito natone &lt;em&gt;pallottola vacante&lt;/em&gt;. Parlavo molto pi&amp;ugrave; napoletanizzato di adesso, e pensavo che &amp;quot;scamazzare&amp;quot; fosse parola italianissima. Alla televisione c&apos;era Jocelyn al pomeriggio con un suo quiz con chiamate da casa, e la sera c&apos;era &lt;em&gt;Mai dire banzai&lt;/em&gt;, e &lt;em&gt;Bellezze al bagno&lt;/em&gt;, o un titolo simile, con l&apos;ex giocatore Schnellinger tra i conduttori. Alla radio passava Raf con quella canzone dal titolo lunghissimo (&lt;em&gt;Siamo soli nell&apos;immenso vuoto che c&apos;&amp;egrave;&lt;/em&gt;), e forse Leone di Lernia con non so pi&amp;ugrave; quale fesseria. Il mio mondo erano i giocattoli dei Masters, che avevo portato con me, i gelati, gli scivoli. Mio zio Franco dormiva con la bocca aperta, e la cosa mi faceva ridere; nell&apos;autoradio ascoltava sempre canzoni italiane degli anni Sessanta (&lt;em&gt;Il tuo bacio &amp;egrave; come un rock&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Legata ad un granello di sabbia&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Ventiquattromila baci&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Sapore di sale&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Il cielo in una stanza&lt;/em&gt;). Ci lanciava anche sempre lontano, in mare, con quella che lu chiamava &lt;em&gt;la bomba di Saddam Hussein&lt;/em&gt;; spesso ho rischiato di annegare in qualche fosso troppo profondo per me. Non ho mai imparato a nuotare. Mio zio invece si &amp;egrave; arricchito facendo le pizze fritte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando lasciammo Napoli, e la sua periferia, fu per motivi di lavoro e non lavoro. Mio padre, dopo il fallimento della azienda per cui lavorava, pot&amp;egrave; scegliere tra cassa integrazione o assorbimento nelle Poste Italiane, un posto da statale quindi, ma con trasferimento. Ricordo bene che lui parlava spesso di emigrare in Australia, quindi non ebbe problemi ad accettare il trasferimento al Nord. Bologna, prima, un periodo interminabile in cui lo vedevo solo nel weekend, un periodo in cui lui dormiva dai preti, negli hotel economici, o in macchina (l&apos;&lt;em&gt;Hotel Duna&lt;/em&gt; di un titolista del &lt;em&gt;Resto del Carlino&lt;/em&gt;). Poi non so come fin&amp;igrave; a Piacenza, e fu l&amp;igrave; che tutti ci trasferimmo. Presi quel trasferimento con tanto entusiasmo, sognando i nuovi amici che avrei avuto, smanioso di vedere cose nuove. Non ero ancora stato toccato dal morbo del leopardismo (venne subito dopo, al nord, o meglio forse con l&apos;adolescenza). Non avevo ancora tredici anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Napoli l&apos;ho rivista per eventi occasionali: Natale e Capodanno, l&apos;anno dopo il nostro trasferimento. Poi solo matrimoni, o funerali. In tredici anni sar&amp;ograve; andato l&amp;igrave; quattro o cinque volte. Ormai &amp;egrave; met&amp;agrave; della mia vita che ho passato via da Napoli.&lt;br /&gt;I luoghi delle mie villaggiature di bimbo, invece, non li ho pi&amp;ugrave; rivisti. Li leggo nelle cronache, associati a morti, a stragi, a una spirale di sangue e indifferenza per questo sangue. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ripenso a Napoli spesso, in questo periodo. Quando leggo i giornali. Quando c&apos;&amp;egrave; qualcuno che mi parla di &lt;em&gt;Gomorra&lt;/em&gt; (il film). Quando leggo che Saviano vuole emigrare. Quando qualcuno mi dice che ha trovato &lt;em&gt;Gomorra&lt;/em&gt; &amp;quot;bruttissimo&amp;quot; mi infurio. Quei posti, quella gente, li ho intravisti da bambino. &lt;br /&gt;Mio padre, poi, &amp;egrave; di Secondigliano. Per andare a casa di mio nonno passavamo sempre davanti alle Vele. All&apos;epoca per&amp;ograve; i figli smarriti del mio parentado potevano avere per lo pi&amp;ugrave; problemi di droga, o di microcriminalit&amp;agrave;, tipo contrabbando, o ricettazione di mobili per rivenderli al mercatino. Nessuno che io sappia ha mai impugnato una pistola. Mi chiedo se a crescere in quei quartieri oggi avrebbero potuto davvero evitarlo, oppure no. Che mentalit&amp;agrave; avrebbero avuto. E mi chiedo anche come sarei cresciuto io se fossimo rimasti a Napoli. Come sarebbero cresciuti i miei fratelli, che frequentavano normalmente la scuola a Ponticelli, mentre io ero mandato, nonostante non ce ne fossero nemmeno i mezzi, dalle suore in centro, e dormivo a casa di mia nonna. Mi chiedo come sarebbero cresciuti i miei genitori: quando emigrammo al nord mia madre per esempio aveva trentadue anni. Non era scontato che sarebbe diventata la quarantenne che &amp;egrave; adesso. Sotto casa mia organizzavano corse clandestine di automobili, che vedevo correre dalla finestra, e il parco di fronte casa, poco dopo essere stato inaugurato divenne zona riservata dei drogati, e trovavi siringhe per terra molto pi&amp;ugrave; di quante ne abbia mai viste in seguito nella mia vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima volta che sono emigrato &amp;egrave; stato a dieci anni. Sono emigrato dalla scuola elementare che frequentavo a Ponticelli a una scuola privata a Napoli che porta lo stesso nome di un carcere, Regina Coeli. Emigrai per colpa dei bulli e del mio carattere incline alla rabbia furibonda, e su consiglio dei maestri. Poi sono emigrato a Piacenza, con i miei. Recentemente mi sono trasferito a Parigi, che non &amp;egrave; un emigrare pich&amp;eacute; &amp;egrave; una scelta, ma &amp;egrave; un altro allontanamento. Napoli &amp;egrave; cambiata, e io non oso tornare a guardarla. Conservo il mio ricordo dei bassi accoglienti in cui abitavano vecchi che sembravano inchiodati alla stessa sedia da sempre, televisioni accese e odore di sugo cucinato con la &lt;em&gt;nzogna&lt;/em&gt; proveniente dalla cucina. Ne conservo anche molti di negativi, ma tutto si relativizza. All&apos;epoca mi sembrava normale che mia madre mi chiedesse di andarle a comprare le sigarette dal contrabbandiere gi&amp;ugrave; alla via; avr&amp;ograve; avuto nove, dieci anni. Andavo in quinta elementare e alcuni miei compagni di classe gi&amp;agrave; avevano fumato una sigaretta, altri, ripetenti tredicenni, uscivano tranquillamente a comprarne appena finita la scuola. La mia altezza fu sempre oggetto di scherno e derisione e fonte di furti di zaino che poi veniva fatto volare dalle mani di un compagno a quelle di un altro, con io che saltavo pateticamente, in mezzo, senza poterlo mai raggiungere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivammo a Piacenza in un giorno di ottobre, pchi giorni prima di un Piacenza-Napoli 0-1 risolto da una punizione di Andr&amp;eacute; Cruz, che io vidi dalla curva del Galleana, da dietro la porta. A settembre mia madre mi iscrisse inizialmente in terza media nella classe della nostra sciagurata periferia. Penso di averle prese (spesso senza ragione) e date in quelle tre settimane pi&amp;ugrave; che nel resto della mia vita. Sopravvivenza. In classe mi guardavano come una specie di cosa divertente, secchione che non parla napoletano, che ha fatto la scuola dalle suore, piccolo e occhialuto e timido. Poi mi rispettarono quando dimostrai di conoscere tutti i calciatori delle serie A, e di saper colpire discretamente il pallone in rovesciata. Me ne facevano fare anche in classe, e io non mi tiravo indietro; il pallone in aria, davo il mio spettacolo acrobatico facendo rimbalzare il pallone contro i muri dell&apos;aula. Salvo poi farmi prendere a calci nelle palle fuori dalla scuola, da perfetti sconosciuti, che si avvicinvano con un pretesto qualunque, mi sferravano il colpo, e poi fuggivano in motorino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so perch&amp;eacute; mi torna in mente tutto questo. Sar&amp;agrave; che di Castelvolturno, di Baia Domizia, di Napoli, di Gomorra, se ne parla tanto in questo periodo. Sar&amp;agrave; che quando si parla di andarsene, da Napoli, dall&apos;Italia, mi sento coinvolto, e non posso non capire. Poi vedo video &lt;a href=&quot;http://tv.repubblica.it/copertina/saviano-fatti-i-fatti-tuoi/25227?video&quot;&gt;come questo&lt;/a&gt;, e mi amareggio, e penso che ormai &amp;egrave; un mondo troppo lontano da me, che posso solo ricordare per quel che di buono e per quel che di marcio ci ho visto e vissuto, o che ho intuito, e che rester&amp;agrave; sempre lontanissimo. Non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; la Napoli di Maradona, di Pino Daniele quando ancora cantava il blues in napoletano, di Troisi, della prima elezione di Bassolino, di tante speranze poi deluse. Eppure &lt;em&gt;adda pass&amp;agrave; &apos;a nuttata&lt;/em&gt;, anche per la mia povera Napoli.&lt;br /&gt;</description>
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  <pubDate>Tue, 07 Oct 2008 00:02:22 GMT</pubDate>
  <title>Salva come bozza : Gli sms della Nuit Blanche</title>
  <link>http://marianz.livejournal.com/27917.html</link>
  <description>La notte bianca, notte in bianco, ha visto svolgersi un copione talmente classico da essere ormai logoro: vino - esaltazione - vino - calma - vino - frustrazione finale.&lt;br /&gt;Ovviamente se l&apos;esaltazione si esprime con la danza o con assalti verbali a ipoteticissime prede, e la calma non si esprime proprio, la frustrazione, scoramento, depressione, mi costringono sempre a scrivere. &lt;br /&gt;Alla fine della notte bianca, isolato in mezzo al gruppo, passo una decina di minuti al celulare. Riflessioni da concentrare nei 160 caratteri. Uno nota questa mia lunga pausa al cellulare e butta l&amp;igrave; &lt;em&gt;Ma stai scrivendo un romanzo?&lt;/em&gt;, e io &lt;em&gt;E perch&amp;eacute; no?&lt;/em&gt;. Gi&amp;agrave;, perch&amp;eacute; no? Magari chiamarlo &amp;quot;Depressione alcolica&amp;quot;, o &amp;quot;L&apos;ubriaco depresso&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bozza #1 03:58&lt;br /&gt;Solo tra gente che pi&amp;ugrave; o meno si diverte, solitario mentre tutti sono in gruppo. In preda alle mie usuali ossessioni e paranoie. Che si confermano sempre vere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bozza #2 04:01&lt;br /&gt;Perch&amp;eacute; quando tutti si divertono in qualche modo io invece inizio a deprimermi? La notte aiuta i pensieri oscuri. La vita &amp;egrave; tedio interminabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bozza #3 04:03&lt;br /&gt;La mia timidezza &amp;egrave; vergognosa, colpevole quanto un peccato originale. Avevo fatto voto di autodistruzione prima dei 30 se nulla fosse cambiato. Nulla &amp;egrave; cambiato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bozza #4 04:05&lt;br /&gt;Uccidere il vecchio s&amp;eacute; pare impossibile. Continua a prosperare. Sostituirlo con qualcosa di meglio, cos&amp;igrave; dura. Sempre il solito vuoto interiore e esteriore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bozza #5 04:09&lt;br /&gt;Mi guardo attorno. Non agisco. Sempre un che di inespresso. Sempre le solite tare. Qualcosa mi mangia dentro. Non so scoprirlo, ucciderlo. E non so accettarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa strana, a pensarci, &amp;egrave; che alle 4 del mattino il vino in corpo che stimola una depressione ancora tardo-adolescenziale, pensieri compresi, mi sono messo a fissare pensieri sull&apos;unico supporto che in quel momento mi pareva utilizzabile, il cellulare. Ho adattato la forma dei miei pensieri allo spazio del messaggio di testo. E nonostante un minimo di ubriachezza, lo stile &amp;egrave; sempre lo stesso, come se avessi ormai il pilota automatico. (In realt&amp;agrave; questo dimostra che non ero davvero ubriaco: chi ha ricevuto email da me scritte da molto ubriaco, sa che lo stile inizia proprio a sfuggirmi di mano). Che poi anche scrivendo sms mi scappa di citare, pi&amp;ugrave; o meno apertamente, tanto Leopardi quanto Morrissey, questo fa quasi paura, onestamente.&lt;br /&gt;</description>
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  <pubDate>Fri, 26 Sep 2008 00:43:47 GMT</pubDate>
  <title>Pezzi : Capitolo VI (Domestica, Bratislava, sogni)</title>
  <link>http://marianz.livejournal.com/27756.html</link>
  <description>[6] - 25.09.08, da una email personale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cara [..],&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;da Bratislava sono tornato e, incredibile ma vero, persino con qualche novit&amp;agrave;. Le novit&amp;agrave; sono fondamentalmente due: avr&amp;ograve; pi&amp;ugrave; ore al lavoro, e cambio coinquiline [...]. &lt;br /&gt;Partiamo dalla seconda, tanto per beffarci dell&apos;ordine: torno a casa, ascolto la segreteria telefonica e tra i messaggi c&apos;&amp;egrave; quello del mio proprietario che mi chiede spiegazioni: a quanto pare i vicini si sono lamentati per una serata di rumore, molto rumore, gente nel cortile alle 5 del mattino, e poi cose incomprensibili per il mio francese telefonico ma tra cui mi pare di aver compreso la parola &amp;quot;police&amp;quot;, che credo non abbia bisogno di traduzioni. Al mattino dopo, parto al lavoro che loro dormono (rientrano abitudinariamente almeno alle 4 del mattino) e lascio loro un foglio con scritto : che il proprietario mi ha chiamato e che mi ha detto che i vicini si sono lamentati; che lo richiamer&amp;ograve; in giornata per saperne di pi&amp;ugrave;; che non era affatto contento. Tra l&apos;altro da sapere c&apos;&amp;egrave; che c&apos;erano gi&amp;agrave; stati problemi con i vicini (oltre che con me...), e che era la prima volta che capitava si lamentassero in otto mesi. E che avevo gi&amp;agrave; fatto il discorso alle ragazze che la nostra coabitazione poteva anche fermarsi l&amp;igrave;, e che loro mi avevano chiesto una seconda chance. Bene, torno a casa, e accanto al mio foglio trovo anche un quaderno con indirizzi e numeri di telefono segnati. Becco le ragazze, chiedo loro spiegazioni, e poi molto calmamente dico che &amp;egrave; ora di fermarsi: la risposta &amp;egrave; che stanno gi&amp;agrave; cercando un altro appartamento. Il cartellino rosso se lo sono date da sole, insomma. E cos&amp;igrave; finalmente le cambio, mi levo un peso.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Novit&amp;agrave; numero uno: passo da 21 a 33 ore. Praticamente un full time. A tempo pieno mi dedicher&amp;ograve; a un lavoro inutile, intellettualmente privo di stimoli e di cui non me ne frega niente: ottimo risultato dei miei studi. Ma va bene cos&amp;igrave;; per ora resto a Parigi, e continuo a chiedermi cosa fare della mia vita, aspettando che un giorno abbia una improvvisa illuminazione, e sai mai che i soldi che metto da parte lavorando mi possano aiutare a realizzarla anche l&apos;illuminazione, quando si presenta. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;[...] Quando viaggio io, invece, ho l&apos;obbligo della calamita da portare poi alla mamma (in casa c&apos;&amp;egrave; tutta una collezione di calamite tutte attaccate magneticamente sulla caldaia). A Bratislava &amp;egrave; stato abbastanza facile, ma non sempre &amp;egrave; cos&amp;igrave;. In Marocco l&apos;ho trovata quasi per caso nell&apos;ultimo negozio in cui sono entrato l&apos;ultimo giorno esattamente poche ore prima di prendere l&apos;aereo. In Romania, invece, non &amp;egrave; usanza, a quanto pare; l&apos;unica localit&amp;agrave; in cui mi &amp;egrave; capitata di trovarne una &amp;egrave; stata Brasov, cittadina turistica di montagna nella Romania centrale, in pieni Carpazi, dove tra l&apos;altro faceva un freddo cane (tipo meno quindici o gi&amp;ugrave; di l&amp;igrave;), e che pare sia una delle mete turistiche rumene pi&amp;ugrave; in voga (specie per gli sciisti). Allora vado al baracchino, piglio la calamita di Brasov (che ricorda un po&apos; quando Aldo dice di chiamarsi Ayeye Brasorf in Tre uomini e una gamba) e tento di far notare al venditore la mia presenza, con calamita alla mano, e la mia intenzione di pagare. CInque minuti, e quello non mi caga. Allora me ne vado. Con la calamita, fatta passare agilmente in tasca. In pratica, in un periodo in cui tutti in Italia montavano la campagna mediatica anti-rumena, io italiano ho rubato una calamita in Romania, davanti alle mie amiche (una italiana e l&apos;altra rumena), che ovviamente hanno riso a crepapelle del lampante paradosso.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Bratislava poi (Slovacchia, un po&apos; pi&amp;ugrave; a est dell&apos;Austria, tipo a un&apos;oretta scarsa da Vienna), non l&apos; ho nemmeno vista. Siamo stati tutto il tempo a mangiare e bere nei pub. Mangiatone di carne e piatti locali vari, e bevute di birra ceca e varie acquaviti locali (una alle pere, un&apos;altra alle prugne, un&apos;altra alla ciliegia, e l&apos;altra francamente non l&apos;ho capito - ma wikipedia dice da questi per me &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Image:Jun_com_cones.jpg&quot;&gt;indecifrabili frutti&lt;/a&gt;). Insomma, eravamo sempre storditi a fine serata. Abbiam visto tanta tv slovacca, ceca e austriaca, non capendoci nulla in nessuno dei tre casi, e abbiamo persino fatto una serata film in cui abbiam visto prima una commedia ceca sottotiolata in inglese, molto divertente, e poi un film di Bud Spencer e Terence Hill, che a quanto pare in Europa centrale sono considerati dei veri miti (il tipo aveva almeno una decina di dvd loro, tra cui persino Io sto con gli ippopotami). Intanto a ogni nuova persona che incontravamo, l&apos;amico con cui sono andato fin laggi&amp;ugrave; non poteva non raccontare la storia del mio match contro il buttafuori, che ormai &amp;egrave; diventata una specie di leggenda. Va a finire che diventer&amp;ograve; una specie di Andy Kaufman (se hai visto &lt;em&gt;Man on the moon&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;La mia attivit&amp;agrave; onirica invece &amp;egrave; pi&amp;ugrave; sviluppata che mai. Ho sognato un mucchio di cose: sogni porno, sogni strani (portavo mio fratello in giro per una Parigi che non era affatto Parigi, in bus, e poi l&apos;autista spariva e mi mettevo io alla guida con una specie di joystick rotondo), sogni ancora pi&amp;ugrave; strani (una piovra gigante che abbatte il museo d&apos;Orsay, e tutti che si rifugiano su delle specie di grosse rocce, mentre &amp;egrave; in corso un gigantesco allagamento - non chiedermi che ci azzeccano questi scenari marini col museo...). Poi ho sognato anche di elaborare un soggetto per un film: ero l&amp;igrave; con non ricordo chi, e all&apos;improvviso mi veniva l&apos;illuminazione di pensare a un road-movie in motocicletta, in giro per l&apos;Europa, con citazioni e ammiccamenti da De Andr&amp;eacute;, De Gregori e Guccini: tipo, a un certo punto facciamo andare il protagonista a puttane a Genova in via del Campo. &lt;br /&gt;Devo essere pazzo [...]&lt;br /&gt;</description>
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  <pubDate>Fri, 26 Sep 2008 00:41:12 GMT</pubDate>
  <title>Pezzi : Capitolo V (Casalingo, Dublino, marianz contro il buttafuori)</title>
  <link>http://marianz.livejournal.com/27508.html</link>
  <description>[5] - 16.09.08, da una email personale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio agosto &amp;egrave; stato, a conti fatti, abbastanza noioso. A parte la parentesi di qualche giorno solitario a Dublino, ho lavorato al museo, e fatto qualche uscita di tanto in tanto. A met&amp;agrave; agosto le mie coinquiline (che gi&amp;agrave; erano subentranti alle coinquiline originali) sono partite e ho dovuto cercare delle nuove coinquiline. Ho molto penato, ma alla fine ne ho trovate due; solo che ho decisamente sbagliato il tiro, e ora sono scontento di averle scelte. Sono due giovinastre ubriacone che vivono molto di notte e poco di giorno, che rientrano al mattino presto facendo un sacco di baldoria, portando gente a dormire a casa, e che hanno una sregolata vita sessuale con uomini e donne. Anche in casa mia, e anche quando tento di dormire. Adesso pare si siano calmate, ma alla minima cosa che non va mi sa che sbrocco e le caccio a calci nel sedere. &lt;br /&gt;Il problema forse &amp;egrave; che sto diventando vecchio, e mi inacidisco sempre di pi&amp;ugrave;. Non che io sia mai stato un filantropo. Ma forse questa solitudine troppo prolungata, e questa incertezza nella mia vita, iniziano a pesare. Qua non so cosa ci faccio esattamente. Continuo a lavoricchiare al museo, e nel tempo libero dormo, o lo perdo su internet. AVrei voglia di attivarmi un po&apos;, di fare qualcosa, di reagire, ma non mi viene. E allora mi chiedo se sono qua perch&amp;eacute; mi piace, o perch&amp;eacute; stavo fuggendo da qualcosa; e credo che la verit&amp;agrave; pi&amp;ugrave; probabile &amp;egrave; che siano vere entrambe le cose.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ho comprato e mi sono fatto portare un mucchio di libri, ma vedremo se riesco a leggerli. Fatto portare, perch&amp;eacute; ho avuto il piacere di ospitare qualche giorno mia madre e mio fratello. Li ho fatti camminare tanto, e li ho anche portati a mangiare indiano. Se vieni a novembre, porter&amp;ograve; anche te a mangiare indiano, nel mio quartiere &amp;egrave; una specie di obbligo, ci sono solo negozi e ristoranti indiani (in realt&amp;agrave; srilankesi, per&amp;ograve; vabb&amp;egrave;...). Stare qualche giorno con mia madre e mio faretllo mi ha rilassato, ma i due giorni immediatamente successivi ho mezzo sclerato con le mie coiquiline, ma mantenendo una calma olimpica ho fatto un discorso pacato pacato dove svelavo la mia intenzione di buttarle fuori. Ci siamo detti che una seconda possibilit&amp;agrave; va data a tutti e adesso vedremo come vanno le cose in questa seconda parte di mese.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ogni tanto per rilassarmi cucino. Quasi solo primi piatti in realt&amp;agrave;. Tagliatelle alla bolognese; sformato di riso al forno con sugo wurstel e piselli; penne al salmone; pasta e lenticchie; pasta al cavolo e curry al forno (non &amp;egrave; venuta per&amp;ograve; benissimo in realt&amp;agrave;...); sui secondi giusto della provola alla pizzaiola (provola ovviamente portata mia mamma). [...]&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;A Dublino, invece, ho speso un sacco di soldi in Guinness. A una certa ora non ti resta altro da fare che andare in giro per pub, dato che ce ne sono a centinaia. Ma vivissimi, un sacco di musica dal vivo, e anche se sono abbastanza turistici, la presenza autoctona c&apos;&amp;egrave; sempre, ed &amp;egrave; calorosa. Ci sono state un paio di serate in cui ho semplicemente fatto il cretino con sconosciuti e sconosciute dentro i pub. Ci sono stati per&amp;ograve; anche momenti in cui mi ha assalito quel che di tristezza che dopo un po&apos; di birre inizia a fare a botte con l&apos;entusiasmo, e a volte vince. In generale per&amp;ograve;, direi, che &amp;egrave; stato bello.&lt;br /&gt;[...] Tra qualche giorno mi prendo ancora un 3-4 giorni di vacanza, stavolta vado a Bratislava. Ci vado con un amico, e stiamo da un suo amico, e il programma &amp;egrave; piuttosto quello di fare festa... non so se magari ci scappa anche un salto a Vienna, che sta a un&apos;ora di treno... ma stavolta non voglio prevedere niente.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Parigi inizia a essere autunnale. La sera viene pi&amp;ugrave; presto, e i vestiti si allungano e appesantiscono. Ha anche un suo fascino particolare in realt&amp;agrave;, e cos&amp;igrave; non l&apos;avevo ancora vista. E&apos; la prima volta in quattro anni che la vedo di settembre, alle porte dell&apos;autunno. Chiss&amp;agrave; come sar&amp;agrave; ad ottobre. Non che abbia pi&amp;ugrave; molto tempo di camminarla; mi sposto al lavoro, il mattino dormo molto, la notte sto sveglio fino a tardi. Ho persino smesso di scrivere da tanto tempo. Ogni volta mi dico che devo ricominciare, ma poi non lo faccio. Mi ci &amp;egrave; voluto tempo persino per scrivere a te. &lt;br /&gt;Ho in mente uno schema di romanzo fatto solo da email, tipo romanzo epistolare di nuova generazione. Sarebbe diviso in due parti, una chiamata Posta inviata, e l&apos;altra Posta ricevuta. Il protagonista &amp;egrave; un ragazzo di cui non si sa pi&amp;ugrave; nulla, scomparso, e di cui si riporta la registrazione della posta elettronica per capirci qualcosa di pi&amp;ugrave;. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Poi ci sono le serate in compagnia. Sono molto uscito con un mio amico toscano, ad agosto, ed ora lui &amp;egrave; partito in vacanza per un mese (le scene migliori con lui: noi due che cantiamo Elio e le storie tese a squarciagola nella notte deserta parigina), ma &amp;egrave; tornato un altro mio amico che invece &amp;egrave; stato due mesi in Italia (lo stesso con cui andr&amp;ograve; in Slovacchia), ed ora esco molto con lui. Qualche sera fa in un bar ho litigato con un buttafuori; nonostante il clima molto teso, a pensarci dopo &amp;egrave; stata una scena non priva di un certo umorismo grottesco: io che platealmente rovescio una birra addosso a questo omone grosso il doppio di me, visibilmente incazzato, e che dopo vuole uccidermi. Due giorni dopo non mi volevano fare entrare nel bar di fronte, sempre per questa storia, e c&apos;era il buttafuori del primo bar che chiss&amp;agrave; come mi aveva visto passare e riconosciuto nel buio (chiss&amp;agrave; quanto avr&amp;agrave; sognato di menarmi) e si sbracciava facendo indicazione di non farmi entrare. Dopo un quarto d&apos;ora e un concilio di buttafuori dei due bar (contro di me) e il proprietario del secondo bar, con i miei amici (che erano gi&amp;agrave; dentro) usciti a capire cosa stesse succedendo e a calmarmi, alla fine mi han fatto entrare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...]</description>
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  <pubDate>Fri, 26 Sep 2008 00:40:17 GMT</pubDate>
  <title>Pezzi: Capitolo IV (Pensieri ubriachi, variazioni sul tema e digressioni)</title>
  <link>http://marianz.livejournal.com/27253.html</link>
  <description>[4] - 23.07.08, quaderno &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Talmente tanto tempo che non scrivo... L&apos;emozione di un nuovo quaderno, di centinaia di fogli bianchi da riempire, e l&apos;alcol accumulato alle tre e passa di notte: questo ci voleva per farmi ricominciare? Sono sudato, per la troppa danza, e forse puzzo, chiss&amp;agrave;, non ho coscienza dei miei odori o non odori, come il protagonista del &lt;em&gt;Profumo&lt;/em&gt; di Suskind potrei persino non avere odore mai, ma certo ho un fuoco dentro che non &amp;egrave; solo quello etilico, &amp;egrave; un fuoco che brucia tante cose insieme: tante voglie che insieme fanno legna alla stessa fiamma.&lt;br /&gt;In questo periodo di silenzio tante cose, e nessuna, sono accadute. Nessun evento speciale, nessun incontro imprevisto, nessun fausto o infausto incidente ha radicalmente cambiato la mia vita. Resto allo stesso posto, con lo stesso lavoro, a dire le stesse frasi, con gli stessi dubbi, le stesse indecisioni. Un racconto per sommi capi di ci&amp;ograve; che ero qualche mese fa non differirebbe poi troppo: anzi, in sostanza sarebbe lo stesso racconto, sempre la stessa storia immobile. Felicit&amp;agrave; a momenti e futuro incerto, ed &amp;egrave; sempre cos&amp;igrave;, sembra quasi una regola universale e sempre valida. La sceneggiatura non sembra cambiare, ma cambia la fotografia, i personaggi secondari, la scenografia sembra avere qualcosa di diverso nonostante l&apos;apparente staticit&amp;agrave;. Soprattutto, ci sono nuove variazioni sul tema, e nuove digressioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Variazioni sul tema: cambiano le ragazze ma il risultato non cambia, come ci fosse la propriet&amp;agrave; transitoria. Sulle relazioni umane e conoscenze di vario ordine e tipo, nessuna novit&amp;agrave; rilevante. La fatica interpersonale &amp;egrave; sempre la stessa da 25 anni, e un superamento sembra cos&amp;igrave; lontano. L&apos;umore, poi, &amp;egrave; sempre cos&amp;igrave; variabile, dall&apos;allegro ubriaco all&apos;amarezza leopardiana tutte le tonalit&amp;agrave; sono possibili e raggingibili persino nel giro di pochi minuti. Solo con me stesso, come sempre, mi annoio, se non ho un libro da leggere magari, una ragazza per la quale mangiarmi il cervello, una musica da ballare scoordinato o da urlare fino a esaurire i polmoni. Insomma, sono sempre io, n&amp;eacute; pi&amp;ugrave; n&amp;eacute; meno, inutile sperare in qualcosa di diverso. Aspettando la cryptonite, non sono ancora Clark Kent che si trasforma in Superman; che poi vabb&amp;egrave;, in questo caso era il contrario, si sa (cfr &lt;em&gt;Kill Bill vol. 2&lt;/em&gt;), &amp;egrave; Superman che veste i panni degradanti di Clark Kent. Quello che sia: sono sempre lontano da entrambi. Vivo la mia vita parigina in piena precariet&amp;agrave;, senza alcun programma futuro, pur immaginandone tanti. Super-dottore, super-tramp, apprendista editore o apprendista stregone, cosa cambia poi, non c&apos;&amp;egrave; un ruolo per me nel cast dei vincenti, magari tra i beautiful losers, ammesso che ci si sia qualcosa di beautiful qua, nei miei giorni, nella mia vita cos&amp;igrave; anonima.&lt;br /&gt;La maggior digressione che invece ho programmato in questa vita cos&amp;igrave; priva di trama sono stati in giorni in Marocco, apoteosi di quel fenomeno tutto contemporaneo chiamato turismo; di questi giorni dir&amp;ograve; brevemente, e molto citando, in altra sede, in altro momento. Certo che queste re da turista non hanno cambiato nulla in me, nessuna esperienza di vita mi ha riconsegnato diverso, nuovo, al nostro vecchio (e da me tanto amato) Occidente. Troppo poco tempo, certo. E troppi tentativi di fottermi soldi. Ne esco pi&amp;ugrave; scettico di prima, neanche avessi preso in subaffitto la botte di Diogene. Ma il gusto del viaggio resta forte, e la voglia di spostarmi verso altri posti, questa insaziabile fame di nuovi luoghi da vedere, resta. Anche la pi&amp;ugrave; nouva digressione in fondo, rinvia a vecchi bisogni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vecchio e il nuovo, alla fine, sono facce di una stessa medaglia falsa. Dove la falsit&amp;agrave; &amp;egrave; inevitabile, &amp;egrave; dentro le cose addirittura: passato e futuro sono cos&amp;igrave; vicini tra di loro, il presente c&apos;&amp;egrave; ma cambia in ogni frangente, ed &amp;egrave; subito superato, non esiste quasi che come passato, ed &amp;egrave; dunque inutile. Forse sono solo pensieri sbronzi, ma vale la pena di farli, di metterli nero su bianco. Quanta istintiva gioia ogni volta che un pensiero fluisce, straripa magari, buono o cattivo che sia, e lo incalanaliamo entro gli argini di questi fogli bianchi. Scrivere &amp;egrave; l&apos;unica vera soddisfazione che il mondo pu&amp;ograve; ancora darmi, dopo che la natura mi fece cos&amp;igrave; come sono: psicologicamente, molto fragile.&lt;br /&gt;Parlando di ci&amp;ograve; che &amp;egrave; passato, e talvolta resta come presente, il futuro sembra chiamarci per cercare una propria dignit&amp;agrave;, magari attraverso le quali possa persino condizionarci. Ho tanti futuri davanti a me. Infiniti, forse. Ce ne sar&amp;agrave; uno che mi soddisfi? Forse il mio miglior futuro devo ancora costruirlo a partire da un presente migliore. Anno dopo anno, questo futuro migliore resta tale, per ora, e non diventa mai presente. Quasi mi converto anch&apos;io a irrazionali credenze escatologiche. &lt;br /&gt;Solo i sogni continuano a darmi soddisfazione, e nemmeno sempre...&lt;br /&gt;</description>
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  <pubDate>Fri, 26 Sep 2008 00:39:02 GMT</pubDate>
  <title>Pezzi: Capitolo III (Moby Dick)</title>
  <link>http://marianz.livejournal.com/27017.html</link>
  <description>[3] - 16.07.08, da una email personale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] Per quanto riguarda me, sto leggendo ormai quasi da un mese &lt;em&gt;Moby Dick&lt;/em&gt; (troppo troppo lungo), e continuo al solito col museo. Oggi ho vissuto una situazione molto contraddittoria: ho fatto un colloquio per uno stage (dove ero perfetto), ma non mi possono prendere perch&amp;eacute; non sono studente, e non possono fare alcuna convenzione di stage... &amp;egrave; uno strano mondo questo... e io mi sento pi&amp;ugrave; vecchio, pure io.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Per il resto, oggi inizia il festival del cinema en plein air, che da quest&apos;anno per&amp;ograve; si paga, maledetti, tutti gli altri anni era sempre stato gratuito. Stasera vado a rivedermi &lt;em&gt;Lul&amp;ugrave;&lt;/em&gt;, con Louise Brooks. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Senn&amp;ograve;, che raccontarti. La mia vita &amp;egrave; in stato di bonaccia (cazzo, &lt;em&gt;Moby Dick&lt;/em&gt; mi contagia!), e non si muove di un centimetro. Niente di nuovo. Penso che dovr&amp;ograve; decidermi a darmi un tempo massimo in cui, se non &amp;egrave; successo ancora nulla, mi decida a rentrare. Anche se non ho nessun motivo per rentrare. [...] Vedremo cosa succede, come sempre.&lt;br /&gt;[...]&lt;br /&gt;</description>
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  <pubDate>Fri, 26 Sep 2008 00:38:01 GMT</pubDate>
  <title>Pezzi: Capitolo II (Marocco)</title>
  <link>http://marianz.livejournal.com/26640.html</link>
  <description>[2] - 11.07.08, da una email personale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciao [...],&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;che dirti.... &amp;egrave; un po&apos; di tempo che sono bloccato, in tutto: in quello che sto facendo qua a Parigi, a ispirazione, a relazioni interpersonali. &lt;br /&gt;Dopo sei mesi qua in casa ho cambiato i coinquilini e ora i miei equilibri sono completamente cambiati e non mi sono ancora adattato. Non scrivo se non messaggi e email da fin troppo tempo: figurati che non ho ancora scritto una riga nemmeno del viaggio in Marocco. E poi &amp;egrave; ricomparsa un&apos;insoddisfazione di fondo, che pi&amp;ugrave; cerco di superare pi&amp;ugrave; mi si mostra evidente; soprattutto a livello di relazioni.&lt;br /&gt;Per il resto, sto continuando a lavorare al museo. In generale il tutto si risolve a dire alla gente quanto costano, a spiegare come funzionano, e a rispondere a domande del tipo dove sono le toilettes, dove sono gli impressionisti, dove si trova van gogh, dove sono le scale mobili, o a spedirli al banco di informazioni quando chiedono cose a cui non so o non voglio rispondere. Vabb&amp;egrave;, in fondo c&apos;&amp;egrave; di peggio.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ho iniziato a cercare un lavoro per l&apos;autunno, ma il tutto si risolve a rispondere a offerte di stages. Se tutto va &amp;quot;bene&amp;quot;, quindi, al massimo mi ritrovo con l&apos;ennesimo stage da fare, sperando che magari per una volta, passato lo sfruttamento, mi assumano. Di tornare in Italia non ho nessuna intenzione per il momento, e nessun motivo per farlo. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Ho poca motivazione in questo periodo, non so perch&amp;eacute;, o forse s&amp;igrave;. C&apos;&amp;egrave; qualcosa che mi manca.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Il mio viaggio in Marocco, volevi sapere. Simpatico, ma in fondo nulla di pi&amp;ugrave;: le circostanze non erano le pi&amp;ugrave; favorevoli. Il primo giorno sono arrivato a Rabat (dove stavo di base, dalla mia amica) verso mezzanotte, e a quell&apos;ora l&apos;unica cosa che si possa fare in Marocco &amp;egrave; andare a dormire. E dunque dopo le chiacchiere di rito sono andato a dormire.&lt;br /&gt;Prima vera giornata sono andato a Mekn&amp;egrave;s. In realt&amp;agrave; il posto dove si dovrebbe andare sarebbe Fez, ma &amp;egrave; troppo lontana da Rabat (gi&amp;agrave; Meknes son due ore di treno). In ogni caso, la mia amica non poteva liberarsi dal lavoro, e son dovuto andarci da solo. Turista da solo in Marocco vuol dire che ogni due minuti ti fermano per cercare di spillarti soldi. Mi hanno detto mille volte benvenuto in Marocco, mille volte chiesto di dov&apos;ero, e mille volte tentato di darmi indicazioni (a volte abbastanza fantomatiche) per farmi da guida... Insomma non si riesce a girare tranquilli e ho fatto la visita abbastanza stressato. L&apos;unica volta che mi sono fatto dare un&apos;indicazione da un tipo, ho scoperto dopo qualche secondo che era un venditore, che ovviamente poi mi ha &amp;quot;mostrato&amp;quot; il suo negozio da cui non sono potuto uscire (dopo un quarto d&apos;ora tipo) senza aver comprato un tappeto... Tra l&apos;altro era anche la serata di Italia-Francia, che ho visto su maxi-schermo in diretta su Al Jazeera....&lt;br /&gt;Seconda giornata, son rimasto a Rabat per giretto della citt&amp;agrave;. Non eccezionale, abbastanza moderna, essendo la capitale... insomma, nulla di pittoresco, mentre invece Mekn&amp;egrave;s lo era, ma stressante. Bella la casba, ma per il resto nulla di veramente sconvolgente. Sembra in fondo di essere in Sicilia.&lt;br /&gt;Terza giornata, siamo andati tutti al mare. La mia amica s&apos;&amp;egrave; assentata dal lavoro, e siamo andati in spiaggia con la sua coinquilina e un loro amico autoctono. Bello: il mio primo bagno nell&apos;oceano. Insomma giornata di massimo relax e far-niente totale.&lt;br /&gt;Quarta giornata, si riparte. Saluti a tutti, prendo il treno per Casablanca. Casablanca non &amp;egrave; mica la citt&amp;agrave; del film: una citt&amp;agrave; moderna, abbastanza anonima. Qualche bel viale qualche bella costruzione, ma tutti pi&amp;ugrave; o meno rassemblati, e per il resto quasi nulla da vedere. La &amp;quot;medina&amp;quot; (la parte vecchia della citt&amp;agrave; circondata da mura, con tutti i suk, e in generale di solito la parte pi&amp;ugrave; pittoresca di ogni citt&amp;agrave; marocchina e araba in generale) &amp;egrave; insieme a quella di Rabat una delle pi&amp;ugrave; moderne e meno interessanti di tutto il Marocco. Lo stesso amico marocchino della mia amica mi disse che a Casablanca non c&apos;&amp;egrave; niente da vedere e che non &amp;egrave; una citt&amp;agrave; per turisti. E vabb&amp;egrave;. Per&amp;ograve; mi sono fatto una buona mangiata di frittura di pesce. A casa della mia amica invece c&apos;era la donna delle pulizie/cuoca marocchina, per cui ho potuto mangiare locale, ed &amp;egrave; molto buona come cucina. Solo che c&apos;&amp;egrave; anche a Parigi...&lt;br /&gt;Il tempo di andare a Marrakesh non c&apos;&amp;egrave; stato, troppo troppo distante. E tutti mi dicono che la parte migliore del Marocco &amp;egrave; ancora pi&amp;ugrave; a sud, ma vabb&amp;egrave;. Io viaggio sempre l&amp;agrave; dove posso avere delle basi e quindi va bene cos&amp;igrave;, &amp;egrave; stato un bel viaggio comunque. Foto non ne ho fatte molte, le pi&amp;ugrave; interessanti avrei potute farle a Meknes ma non mi fidavo a tirar fuori la macchina fotografica, sai com&apos;&amp;egrave;...&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;E questo &amp;egrave; quanto, per il viaggio in Marocco. Ho visto parecchi film ultimamente, c&apos;&amp;egrave; stata la Festa del Cinema con ingressi a due euro, e ho visto otto film in due giorni... Tutti piccoli film che in Italia non usciranno sicuramente mai, pi&amp;ugrave; due film americani che dovevo recuperare (&lt;em&gt;Into the wild&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;No country for old men&lt;/em&gt;, tutti e due molto belli) e un film d&apos;animazione passato a Cannes (&lt;em&gt;Waltz with Bashir&lt;/em&gt;: capolavoro) ma che non so se passer&amp;agrave; in Italia. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;E adesso ti lascio, spero di aver recuperato un po&apos; di racconti perduti. &lt;br /&gt;Ti invio un grande abbraccio e un forte bacio&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;Mariano&lt;br /&gt;</description>
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  <pubDate>Fri, 26 Sep 2008 00:36:22 GMT</pubDate>
  <title>Pezzi : Capitolo I (Giugno, dov&apos;eri?)</title>
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  <description>[1] - Non datato (Giugno), quaderno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono giorni di umore alterno e di alterna fortuna, un po&apos; come sempre. Sei mesi senza studi, e ora so che lavoro per vivere, ma non so se vivo per qualcosa. Interrotto l&apos;esercizio della mente, mortificato l&apos;uso del corpo, cosa mi resta di umano? A Parigi almeno vegeto in un bel giardino.&lt;br /&gt;Da qualche giorno lo spettacolo mellifluo dell&apos;allegria eterna, incondizionata, immutabile, della parodia di un mondo rose e fiori dove tutto &amp;egrave; bello e l&apos;ammore e i baci trionfano, assieme con musica insopportabile, mi fa innervosire. Ho forse in fondo un animo da Ebenezer Scrooge irredento. Intanto certe illusioni che avevo continuato, nonostante tutto, a coltivare, si stanno afflosciando stanche su loro stesse. &lt;em&gt;Le rose le pitturiam&lt;/em&gt;. La rinuncia triste, cui non sono arrivato, la sento comunque avvicinarsi.&lt;br /&gt;</description>
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  <pubDate>Fri, 26 Sep 2008 00:35:08 GMT</pubDate>
  <title>Pezzi - Introduzione</title>
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  <description>Non posto da diversi mesi. Ho l&apos;impressione sempre che questo blog non sia letto da nessuno, e se questo mi da un po&apos; pi&amp;ugrave; di spazio quanto al raccontare i cazzi miei, dall&apos;altra parte non mi aiuta nel superare in certi momenti il terrore della pagina bianca. &lt;br /&gt;In questi mesi in realt&amp;agrave; ho scritto qualcosa di diaristico. Un paio di righe su quaderni vari, e qualche email. Ho fatto una selezione di &amp;quot;pezzi&amp;quot; sparsi, che riporto qua, per ricapitolare quanto ho fatto, scritto, pensato, in questi ultimi tempi. Mi sono concesso la libert&amp;agrave; di attingere dal mio epitesto privato, cancellando ogni riferimento che nelle email fosse esclusivamente personale o di riferimento al mio destinatario. Sperando che torni presto la voglia di scrivere direttamente qua.</description>
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  <pubDate>Fri, 30 May 2008 22:06:38 GMT</pubDate>
  <title>Da Parigi alla Balorda. Taccuino di viaggio in Italia</title>
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  <description>23/05 , in aereo&lt;br /&gt;Ho fatto la richiesta del pass Navigo, per potemi spostare a Parigi, e quella del passaporto, per poter viaggiare nel mondo; e ora sono invece seduto su un sedile blu, e se guardo a destra il mio oblò è attraversato da un&apos;ala di aereo. Mi preparo a un rientro futile, ricreativo più che necessario, e dispendioso, che mi porterà in giro per il Nord Italia. [interrotto causa pigrizia]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25/05 , in treno&lt;br /&gt;Essere in strada, zaino in spalla, prima delle 6, con la luce che stancamente già rischiara la città, mi fa sentire in gita scolastica. Dal treno guardo le nubi che si appoggiano sui ruscelli, vaporose e precarie quanto eterne e corpose sono le montagne che si stagliano quietamente dietro di loro. Sapore di scampagnate, fatica di viaggio: il bagaglio accanto a me, da posare a casa un istante dopo un lungo giro per poi subito ripartire, le poche ore di sonno, e questo vagare di luogo in luogo, con occhi curiosi, piedi doloranti, treni bus aerei da far coincidere. I miei biglietti portano nomi di città in cui non ero mai stato prima: Verona, Rovereto, Trento, Carpi: modenese a parte, un pezzo d&apos;Italia che non avevo mai esplorato, da visitare come un turista in un paese straniero, o un viaggiatore in attesa del prossimo treno per la prossima destinazione. Reincontro visi amici, a volte che non rivedevo da molto tempo, a volte annunciandomi a sorpresa, per il gusto del colpo di scena. PIccolo e breve, certo: ma gli effetti speciali dei nostri film sono assolutamente autarchici, e bisogna accontentarsi. Marianz sui monti di Trento, che hanno visto il Concilio, De Gasperi e Renato Curcio, e dove il povero Andrea è stato ucciso dalla mitraglia, è un inedito, ma in fondo prima o poi doveva succedere. Le due visiste lampo a Verona, in tempi morti lasciati dall&apos;attesa di altri treni, sono state sufficientemente rapide per non farmi individuare e pestare da qualche nazi-bamboccione, e anche abbastanza differenziate, almeno in quanto ad orari: mi han lasciato tante foto scattate in modalità turista giapponese, e ribadito la bellezza di camminare in ore mattutine in città d&apos;arte deserte.&lt;br /&gt;Mentre scrivo sono invece sul treno, sulla tratta Verona-Modena. Lo sguardo dal finestrino mi fa scorrere un lago che non so se sia quello di Garda: la mia geografia italiana è da rivedere. Quella microlocale l&apos;ho dovuta ripassare per forza di cose: si scende a Carpi, per poi attendere un passaggio in auto che mi riporterà, dopo due anni, nelle strade tra Soliera e Sozzigalli, per la &lt;a href=&quot;http://beat-marianz.myblog.it/archive/2006/05/index.html&quot;&gt;Popolarissima della Balorda&lt;/a&gt;, per fare &quot;baracca&quot; e ritrovare altre vecchie conoscenze. Dopodiché sarà la volta di un duplice e ambiguo ritorno a casa: PIacenza, stasera, e Parigi martedì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26/05 , a casa&lt;br /&gt;Due per la strada. Mi incontro con la mia amica a Carpi, dopo due viaggi paralleli, che arrivano a ricongiungersi. Dopo il giro di telefonate del giorno prima ho deciso di lasciar perdere l&apos;idea di farle caricare due bici sul treno, ma subito al vedere scendere sui binari un gruppo di Balordi bici-muniti rimpiango la decisione. In stazione, il ritrovo: quando è stata l&apos;ultima volta che ci siamo visti? Il calendario segnava allora un anno diverso: eppure sembra poco. Porta trecce, adesso, e lo stesso meraviglioso sorriso. Ogni tanto fa bene anche tornare in Italia, allora. &lt;br /&gt;Dopo un&apos;oretta circa arriva l&apos;anelato passaggio invocato in un numero per me inconsueto di telefonate. In 5, on the road to the Balorda. La giornata sarà lunga, e ricca di: vino, musica, sorrisi, risate. L&apos;iniziale piadina con tre salsicce presto smette di fare il suo dovere di fondo, e il vino monta senza venirtelo a dire. Manca però una bici, e per sfida o per sbronza (ma soprattutto la seconda, credo), mi faccio un giro quasi tutto a piedi, di buon passo: le gambe mi fanno ancora male.&lt;br /&gt;Non ho molti ricordi del dopo-Balorda. Lei ha fatto il viaggio in treno con me, presumo. Cosa le avrò mai detto? Ricevo una telefonata mentre vado verso Piacenza, è la mia amica russa, che avrei dovuto contattare e incontrare prima di rientrare a casa: dieci minuti di chiacchiere, mai parlato così tanto al telefono io, assolutamente in stato di ebbrezza. Ed è così che rivedo i miei: avvinazzato, la maglia piena di inequivocabili macchie rosse. La doccia non lava la sbornia, e ceno con molta più loquacità del solito, oltre ad essere più confusionario. &lt;br /&gt;E lei, dove è finita? Svanita, per chissà quanto tempo ancora di nuovo una serie di caratteri su uno schermo, carne e ossa distanti da me, il suo sorriso davanti al monitor non lo potrò vedere. Ma son contento, soddisfatto di questo rientro a tappe forzate, ma senza sforzo; solo, una volta tanto, piccole felicità.</description>
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  <pubDate>Thu, 08 May 2008 11:22:41 GMT</pubDate>
  <title>Paralipomeni delle mie seghe mentali</title>
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  <description>Nella casa che da qualche giorno puzza di topo morto - e chissà dove si nasconde, certo dietro l&apos;armadio, il fetente - il disordine di mobili, immobili, soprammobili, stoviglie, indumenti, suppellettili, norritura varia, et caetera, sembra quasi una mappa della confusione mia mentale. Tanfo incluso, forse: ingoiato il sorcio anziché il classico rospo, quello ha iniziato, indigesto, a marcire dentro me anche?&lt;br /&gt;I rovelli mentali degli ultimi giorni non sono forse serviti a molto. Mi hanno in fondo riportato a un punto che conoscevo già, e non hanno prodotto reazioni nuove. Nella mia eterna scuola di scetticismo, dopo aver imparato a diffidare dei fatti e delle parole - le parole, soprattutto, l&apos;inganno di sempre - ora mi rendo conto di dover diffidare anche dei pensieri, e di quelli miei per giunta, i più intimi: che se li sottopongo ad analisi, ne vedo talvolta chiaramente le cause e concause, i meccanismi che li hanno prodotti, e mi accorgo che i miei pensieri sono scudi, a volte, dietro ai quali nascondo altre cose, meno nobili, diversi pensieri forse, o impulsi di altra natura che voglio giustificare a me stesso anziché reprimere. E allora perdo anche il senso del mio riflettere, o forse solo non ho il coraggio di condurre questo gioco più a fondo, di immergermi nell&apos;abisso e guardarmi in faccia.</description>
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  <pubDate>Sun, 04 May 2008 19:33:13 GMT</pubDate>
  <title>Auto da fe&apos;</title>
  <link>http://marianz.livejournal.com/25448.html</link>
  <description>Ricominciare, ripartire. Leccarsi le ferite da soli, non accettare che nessun altro ne veda i tagli né il sangue, lasciar cicatrizzare tutto e poi? &lt;br /&gt;Fingere ancora una volta con me stesso, che nulla sia successo, significa anche ammettere che tutto è normale, ma da questo consegue che la norma è il fallimento. E allora da che punto è possibile andare avanti dopo essere caduti? &lt;br /&gt;Devo tornare indietro. Analizzare, capire, trarre le conclusioni. Devo tacere, riflettere e accettare. Scandagliare, meditando, gli abissi che da molto non frequento più, e che ero contento di non dover esplorare. Tornare adolescente per uscire finalmente da questa adolescenza eterna, o forse addirittura pre-adolescenza. Perché se le emozioni non hanno età, la loro gestione dovrebbe, e ho paurosamente scoperto di non possedere alcun genio in questo. Come un bambino faccio i capricci senza averne diritto, seguono mattane patetiche e silenzi che vanno vicino alla ripicca. Un moccioso che non ha passato i dodici anni che voglio scacciare. Maturare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L&apos;analisi delle ragioni e delle colpe è un borsino che alla fin dei conti mi vede in netto passivo. E anziché raccogliere feroce rivendicazione della realtà, mi sento dar ragione, quasi la ragione fosse moneta da elemosinare come la pietà, la compassione. Ostinarsi a non capire e non vedere, o a non voler capire e non voler vedere, è colpa. Da quello consegue tutto il resto, e in primis il confondere i desideri e le speranze, questo abbandonarsi alle illusioni immotivate; a scuola di cinismo, in fondo, ancora non ho imparato molto. Perché la disillusione dopo i fatti è esercizio troppo facile, è solo una presa d&apos;atto tardiva che non serve a nessuno, e tantomeno a me. Queste le mie colpe principali che, seminate in un campo già irto di spine, hanno preparato un raccolto di tristezza che coinvolge anche altri. Convinti che quello sia il loro raccolto, quando invece è solo il mio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altre colpe. Lo spettacolo patetico del dolore non ha giustificazione nemmeno nell&apos;alcol. Devo evitarlo. Con gli anni perdo quell&apos;abilità a nascondere il dolore, e mi resta solo quella, spesso inutile, a nascondere l&apos;amore. Nulla dovrebbe essere più privato del dolore, e devo smetterla di darne una quasi burlesca rappresentazione pubblica. I gesti fantasiosi quanto sconcertanti, dettati da una crescente sensibilità barocca verso l&apos;esagerazione, devono finire. Nonostante il perverso piacere che forse ci provo, in fondo è solo una malintesa forma di esibizionismo, una rivendicazione di protagonismo quando non accetto di essere un comprimario, una richiesta di attenzione nel momento in cui dovrei capire che quell&apos;attenzione lede l&apos;attenzione reciproca di altre persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L&apos;abbozzo di pars destruens è però feroce quanto facile esercizio. Almeno in rapporto alla pars construens. Il problema del che fare. Sia in termini di operatività pragmatica sia in termini di proiezione futura. Questo è molto più duro, e ci vuole molta più forza. Prima capire cosa in generale non funziona e perché, aldilà degli sbagli e delle colpe nelle singole situazioni, poi capire come e dove cambiare, e infine farlo. E capire poi tutto questo come si inserisca nel contesto attuale, di me qui a fare non si sa cosa, per non si capisce quale scopo, a tentare di vivere e invece ritrovarsi a dover osservare la vita passare per gli altri, senza essere capace né di viverla io in prima pèersona né, almeno, di descriverla. A consumare i miei giorni in piccoli fuochi immaginari che quando svaniscono mi lasciano solo al freddo delle mie incapacità. &lt;br /&gt;Apprenderò mai a vivere?</description>
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  <lj:music>Cesare Basile: Storia di Caino</lj:music>
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  <pubDate>Sat, 03 May 2008 20:15:00 GMT</pubDate>
  <title>Due di maggio</title>
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  <description>Ognuno sceglie i propri supplizi. Ed ogni ragazza, nella mia vita, è stato un supplizio, scelto, selezionato, una croce che si porta con più o con meno sofferenza, ma sempre la sofferenza c&apos;è, resta, non se ne può fare a meno: suo compagno di strada, non mi resta che fare il cammino insieme. Come se non avessi diritto a strappare anch&apos;io un morso di felicità, seppure istantanea, alla vita, questa si rovescia invece contro di me con la sua catena d&apos;acciaio di eventi, che mi colpisce giusto dietro la nuca. Ferita mortale? L&apos;abitudine al dolore mi aiuta, ogni botta è assorbita come se non avessi fatto altro nella mia esistenza finora, e poi chissà, magari è davvero tutto quello che ho fatto, una lunga educazione al dolore, alla disillusione, alla morte, in fin dei conti.&lt;br /&gt;Ho selezionato le migliori scene da film, che a rifarle, a farle sembrare finzione, nemmeno nessuno ci crederebbe. Alle volte la vita somiglia talmente a un film che quasi ti viene voglia di ridare credito a certe scene che inizialmente ti sembravano inverosimili. Sembravano scene da Jules e Jim, non lo erano, era il solito ritornello dei Radiohead, il solito dover ricantare, a tanti anni di distanza, i&apos;m a creep, i&apos;m a weird, e pure finisci per convincertene, abbandonando anche le ultime illusioni, per l&apos;ennesima volta, come se fossero ogni volta pronte a resuscitarsi, soltanto per farti del male. Sarebbe quasi meglio perderle tutte, diventar cinici, impermeabili, essere davvero quella roccia, quella che cantavano Paul e Arty, beati loro, i am a rock, i am an island, and a rock feels no pain, and an island never cry. &lt;br /&gt;Scene da film impossibile, di quelli che li guardi e ti dici che è impossibile succeda veramente, presso i sani. Ma io faccio solo finta di esserlo, il mostro che ho nascosto mi porta invece a queste cose, disteso su un pianerottolo a far finta di dormire, fuori da casa, sbronzo di dolore. Al freddo, ma testardo, ignorando i calci dei vicini, tentando di spiegare che quella è casa mia, e di non preoccuparsi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutto questo, colpevolizzarsi è sempre una tentazione che è dietro l&apos;angolo, perché quale maggiore sublimazione del masochismo può esserci che addossarsi la colpa, cattolicamente portare la croce e morire perché tutti siano felici, il sacrificio di uno per espiare i peccati di tutti, e al contempo essere incancellabilmente peccatore, colpevole, e voler essere anche redentore. Un titanismo della sconfitta che è semplice svicolare da una situazione che non si sa, una volta ancora, come affrontare, e si sa che non si può risolvere. Ben venga maggio? come al solito maggio, e non aprile, è il mese più crudele. Ed è solo all&apos;inizio. Figuriamoci come può essere il resto. Prepariamoci al peggio, come se si potesse ogni volta spostare più in là la frontiera del peggio, come se ogni volta mi possa stupire ancora, rinnovare le scalfiture alla mia corazza di sarcastico insensibile, e scoprirmi invece patetico, come sono in effetti, una natura da sceneggiata napoletana, aldilà di tutte le filosofie a cui io possa pensare di appartenere. Se non fossi ateo, dovrei subito farmi prete: senso di colpa, attitudine alla sofferenza, senso della pagliacciata sotto la copertura della serietà più inattaccabile, e un&apos;astinenza che sfida la credibilità. Ogni donna della mia vita è un invito a farmi da parte, è un&apos;accusa, è una canzone degli Smiths che diventa realtà come nemmeno forse doveva essere quando quelle canzoni furono scritte. Ogni donna della mia vita è una respinta nel buio dell&apos;adolescenza, quando vorrei finalmente uscirne, è un rifiuto che io rinforzo con tanti gesti, e ogni donna la accompagno nelle braccia di altri, per poi stare a guardare quanto fa male, quasi curioso di scoprire a che limiti possa ancora arrivare, quali risorse cinematografiche nascoste abbia ancora. Quanto ancora mi possa allargare quella fossa dove dovrò sotterrare, prima o poi, la speranza. Senza una sola lacrima, che le mie gote sono già asciutte, le mie pupille avare di acqua. Aride. E io a poter fare ogni altra scenata, io a fare il matto come non sembrerebbe possibile, e invece chi mi conosce davvero sa quanto mi sia possibile perdere il controllo, il difficile equilibrio tra il possibile e il patetico. Io a chiedermi, come un bimbo, come un adolescente sfigato, come si fa, e perché io non sono mai invitato alla tavola della vita, perché non ho diritto nemmeno agli ossi. Ogni volta a rischiare di fare la figura della matrigna inacidita dal successo degli altri, e preda della gelosia che ho sempre, raziocinando, rifiutato, respinto come un abominio. E invece eccomi qua: ci voleva giusto questo per farmi tornare a scrivere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se speravo d&apos;essere o Jules o Jim, come se il fatto che siamo in Francia mi potesse dare realmente anche questa possibilità, &lt;br /&gt;di essere almeno un terzo, e invece sono solo l&apos;incomodo, l&apos;eterno incomodo, la virgola messa al posto sbagliato, una metafora gettata lì, in modo curioso ma inutile, nel mezzo di una frase perfettamente conseguente. La vita, quella normale, quella di tutti i giorni, quella che capita, quella che &lt;i&gt;c&apos;est la vie&lt;/i&gt;, che devi sempre spiegare a qualcuno che è normale che sia così, mentre per te la normalità è un&apos;altra, e magari ci fosse anche questa normalità, fatta di scelte e di impulsi non scelti, anziché di eventi subiti, guardati, e in cui non ci si può inserire, in nessun modo. E il dover far anche finta di accettarlo con intelligenza, da persona matura e equilibrata, distruggere quello che sento io per far spazio invece alla vita, ah la vita, che è sempre quella degli altri, così ineluttabile, così densa, così contraria alla mia, per quanto possa sembrare che corra parallela.</description>
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  <pubDate>Thu, 03 Apr 2008 00:29:06 GMT</pubDate>
  <title>Nichilismo di serie B</title>
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  <description>Il vero nichilista non scrive. Scrivere è ottimista, perché presuppone qualcuno che legga; e non valga la scusa della diaristica, anche se stesso è un lettore diverso dallo scrittore, e mai come quando ci si rilegge vale la regola dell&apos;Io è un altro. Il vero nichilista non può credere nella possibilità di comprensione, né tramite la scrittura né tanto meno tramite il l&apos;espressione orale. Perché l&apos;espressione orale è goffo tentativo di sistemare un pensiero di tanto più veloce, e la scrittura invece,coi suoi tempi, non è nient&apos;altro che una frode. Zarathustra non avrebbe mai dovuto parlare, perché l&apos;unico credo del nichilista dovrebbe essere il silenzio, e il massimo che si dovrebbe concedere è il solipsismo. Forse ho ancora qualche speranza di evitare il baratro, ma quando guardo l&apos;abisso, e l&apos;abisso guarda in me, lui vede i miei occhi, ma io non vedo i suoi.</description>
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  <pubDate>Thu, 03 Apr 2008 00:07:42 GMT</pubDate>
  <title>Altrove</title>
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  <description>A volte mi chiedo a che serva fare il punto della situazione, mettere nero su bianco quello che mi succede, cosa faccio. A nessuno importa, in fondo, di una vita né meglio né peggio delle altre, talvolta completamente anonima. Di questo passaggio così lieve che non lascia tracce, ma così greve da essere faticoso talvolta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, faccio fatica a trovare il senso. Lo stage sta per finire ormai, e inizia a porsi il problema di come pagare questo mese di affitto. Ho iniziato a lavorare di domenica, ed ora da tre domeniche, Pasqua compresa, sono dietro a uno stand al museo d&apos;Orsay. Non basta ancora, ma è pur sempre un inizio. Il problema è che non riesco ancora a capire di cosa sia l&apos;inizio.&lt;br /&gt;In realtà, quando la morsa dei pensieri cattivi mi stringe ancora una volta, precipito nell&apos;insoddisfazione totale e mi chiedo che ci faccio qua, che ci voglio fare, qual è l&apos;obiettivo, se quest&apos;obiettivo c&apos;è. La solitudine è dietro l&apos;angolo pronta ad aspettarmi da vecchia compagna invadente cui bisogna pagare dazio di tanto in tanto. E mi sento poi straniero, a questa città, a quelle altre, ai miei amici, al mondo. E vorrei quasi andare via, in un posto nascosto dove essere straniero davvero, obbligarmi a scegliere tra l&apos;inquietudine costante di chi cerca una briciola di socialità e la consapevole e convinta autoesclusione. Perché semmai io mi sia definito o mi abbiano detto asociale o misantropo, in verità una tensione contraria, umanissima seppur scorbutica, mi attraversa, e non è per niente soddisfatta, con il risultato di vivere sempre altrove rispetto agli altri che pure sono qui con me, estraneo a qualsiasi luogo, situazione, persona.&amp;nbsp;</description>
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  <lj:music>Alessio Lega: Straniero; Alessio Lega: Altrove</lj:music>
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  <pubDate>Sun, 09 Mar 2008 14:15:17 GMT</pubDate>
  <title>Bugie</title>
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  <description>La mia prima bugia del 2008 è stata dire che sono uno scrittore. L&apos;ho detta in una lingua straniera, in una terra straniera, a un estraneo. Mi piacerebbe che questa bugia non fosse tale, ma i mesi sinora trascorsi da quando l&apos;ho pronunciata non fanno che confermare che di menzogna si tratta. E se quella sera avessi risposto di essere un bugiardo, non avrei iniziato l&apos;anno, più appropriatamente, con un paradosso?</description>
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  <pubDate>Sun, 09 Mar 2008 14:14:40 GMT</pubDate>
  <title>Torto e ragione</title>
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  <description>Sarà proprio vero, poi, come ho pensato ieri notte, che preferisco avere torto da solo che ragione in tanti? e cosa significa questo?</description>
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  <pubDate>Sun, 09 Mar 2008 14:13:30 GMT</pubDate>
  <title>Ossessioni</title>
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  <description>08.03.2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E&apos; strano come certi giorni si passi da un&apos;ossessione a un&apos;altra, completamente diverse tra loro, senza punti di contatto se non l&apos;insistenza con cui prendono possesso della mente. &lt;br /&gt;L&apos;ossessione del primo pomeriggio è stata del tutto concettuale, astratta, e risale a una mia concezione del mondo iniziata negli anni dell&apos;adolescenza. Camminando, all&apos;improvviso, e senza un reale motivo, ho sentito addosso tutta l&apos;inutilità del mio esistere. La Senna mi scorreva di lato, ed io tornavo il 14enne avido lettore di Leopardi, incline al nichilismo senza se e senza ma. Ho sentito inutile me stesso e le mie scelte, le mie idee. Ancora una volta ho contrapposto all&apos;ambizione e al segno da lasciare nel mondo la scelta di una vita anonima, annullata nel flusso delle cose come un detrito nella Senna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un&apos;ossessione durata qualche minuto, sebbene intensa, e a cui si è sostituita, circa un paio di ore dopo, dentro l&apos;Hotel de Ville e attorno a un&apos;esposizione di foto di Parigi, un&apos;ossessione più concreta, più fisica. Un volto di ragazza, un mezzo sorriso che sembrava indirizzato a me, in risposta a un mio sguardo troppo prolungato. L&apos;ho già vista da qualche parte, e dove? chi è? perché la mia mente, così avara nel riconoscere i volti, si è messa in allerta nel vedere la sua nuca e i suoi capelli rossi dal taglio alla maschio? C&apos;è qualcosa di misterioso e ossessivo nella sensazione di aver già conosciuto una personama senza davvero ricordare niente al riguardo. Come se si accettasse l&apos;idea di poter sfiorare la vita di qualcuno senza lasciare o trattenere nulla più che un vaghissimo e inconscio ricordo del suo volto. E mi chiedo quante volte si ripeterà in futuro, con le persone che conosco o che frequento oggi, la stessa situazione. Questo volto ora mi perseguita ma durerà poco, svanirà anch&apos;esso, forse di nuovo, forse per la prima volta. Quello che resta è il disagio, la consapevolezza della mia incapacità a fermare una persona e chiedere, semplicemente: ci siamo già conosciuti?</description>
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  <pubDate>Sun, 24 Feb 2008 18:02:57 GMT</pubDate>
  <title>Un buon inizio (?)</title>
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  <description>Il primo colloquio di lavoro è, nonostante le possibilità di essere richiamati siano pari a zero, considerabile un buon inizio. &lt;i&gt;Ágætis Byrjun&lt;/i&gt;. Domani ne ho anche un altro, per un impiego di cui ignoro peraltro la natura e i dettagli. Al telefono ho annuito, sebbene nessuno potesse vedermi, appuntando su un foglio di carta l&apos;indirizzo e l&apos;ora dell&apos;appuntamento, seppure mi sfuggisse con chi. Dovrò chiedere di Laetitia, e questo è già qualcosa di positivo per me.&lt;br /&gt;Come sono arrivato a questo punto? Una settimana di ricerche su internet, alla caccia di annunci di lavoro, paradossalmente consultati durante la pausa pranzo al lavoro che già ho. Era un punto di arrivo prevedibile, previsto, ma pur sempre così contraddittoria a pensarci. Dai quindici annunci a cui avrò risposto, ho ottenuto comunque due appuntamenti, di cui uno peraltro senza speranza. Ma si deve pur iniziare. E così metto pantaloni e camicia che indosserei in ambasciata e parto per la cartoleria, dove il trust di cervelli che mi esamina, due uomini e una donna, o forse tre donne, si accorge presto che non ho alcuna esperienza. Basta loro un&apos;occhiata al curriculum, che potevano in fondo dare anche prima di chiamarmi. Ma va bene così. C&apos;è comunque il senso della partenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come sono arrivato a questo punto? La follia della partenza per Parigi, per uno stage che già mi è quasi venuto a noia, fatto quasi solo per la gloria, gloria che nessuno terrà in considerazione, o in realtà fatto solo per fuggire dall&apos;asfissia italiana, e tornare nella a me più adatta terra parigina, era una follia senza copertura, a fondo perduto ma senza fondi sufficienti. Ed è arrivato il momento per me della bohème, dei tramezzini portati al lavoro mentre gli altri vanno in mensa, diventata improvvisamente per me troppo costosa; il momento delle rinunce al secondario, con le conseguenti scelte su cosa sia secondario e cosa primario; il momento di cercare seriamente un lavoro, come se 35 ore a settimana non fossero sufficienti. Così mi barcameno tra annunci per babysitter e per impieghi in negozio, per camerieri e per intervistatori, per gastronomie italiane e gelaterie. Per riempire di lavoro quei ritagli di tempo che ancora mi rimangono, e permettermi un altro lavoro, per di più a tempo pieno, fatto gratis. &lt;br /&gt;Per essere un debuttante del mercato del lavoro, uno senza esperienza che viene scartato dai piccoli impieghi perché non ne ha mai fatti, inizio anche a essere stufo di questo continuo lavorare per niente, per la gloria, per un curriculum che in Italia mi è valso giusto la proposta di lavorare come cameriere in Autogrill, ma solo se ho la macchina.</description>
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  <lj:music>Sigur Ros: Hvarf/Heim</lj:music>
  <media:title type="plain">Sigur Ros: Hvarf/Heim</media:title>
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  <pubDate>Sun, 24 Feb 2008 00:37:30 GMT</pubDate>
  <title>La depressione del sabato sera</title>
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  <description>23/02&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Strano questo sabato, iniziato tardi, dopo un sonno molto lungo, quasi faticoso da lasciare, come se i sogni mi attirassero di più della realtà, persino nel tanto atteso week-end. Uno pensa che, lavorando ogni giorno, arriva il venerdì sera e finalmente si lascia andare, andando a feste o concerti o chissà che altro, si attende l&apos;inatteso, la possibilità remota di una sorpresa, di qualcosa che cambi la routine. Invece poi arrivano i soliti mostri e ti paralizzano, incomprensibilmente.&lt;br /&gt;Se i mostri di venerdì amavano camminare, quelli di oggi sono stati molto più sedentari. Tutto il giorno in casa, come recluso. Reclusione auto-imposta, semi-proposta nella mia mente, con l&apos;allegria altrui a fare da sfondo alle mie paranoie, l&apos;attesa gioiosa degli altri contro la mia attesa mesta di qualcosa che non arriva mai. Mi sfuggono le cause e gli effetti, e le ragioni loro, e persino dei miei atti, della mia perfetta incapacità a fare gesti anche semplici, a proporre o propormi. Nonostante una necessità quasi bruciante di vedere gente nuova, di conoscere, di fare. Di essere forse solo un po&apos; più normale.&lt;br /&gt;Non è come l&apos;anno scorso quando avevo sempre qualcuno da chiamare a qualsiasi ora o quasi. Mi aveva dato quasi l&apos;illusione di potercela fare, ma era anche legge numerica, conoscine cento e qualcuno ci sarà. Ora sono tornato indietro? Alla reclusione, ai sabato sera davanti al computer a non fare un cazzo, a buttare via sempre di più questi miei anni, già abbastanza vuoti? Il secondo weekend di fila che getto nel cesso, quasi aspettando che il lunedì ricominci il lavoro, e l&apos;attesa dell&apos;altro week-end.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono giorni in cui mi chiedo il senso di tutto questo. Andare avanti, indietro, abbozzare progetti che poi non portan o a niente, conoscere sempre nuove persone con cui comunque perderò prima o poi il contatto, per poi dover sempre ricominciare tutto dal grado zero. Per cosa, poi? Senza nessuno per cui farlo, senza un&apos;ossessione da rincorrere, cercando di prendere tutto al meglio giorno per giorno e buttarne invece via la maggior parte. E in casa non c&apos;è vino, e nel portafoglio non c&apos;è una lira. I momenti duri della bohème ricominciano e bisognerà sopprimerli in qualche modo.</description>
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  <lj:music>Silenzio</lj:music>
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